Schizzi di Vita

Vagavo per Milano, con Mario vitadamo, lui imitava Celentano, nelle osterie per guadagnare un pasto dal pugliese, in piazza Santo Stefano, i famosi fusilli alle cime di rapa.

Era il 1977, a Bologna non avevo troppi amici, soprattutto nella celere, mi avevano giร  tamburato per bene. Suonavo lโ€™armonica, per poche lire in strada, a volte il sole riusciva a perforare nuvole grigie, come le facce della gente che pascolava come pecore in piazza duomo. Erano anni vivi, ma cattivi, dormivamo nei vagoni abbandonati in stazione, mia Madre giร  combatteva il suo cancro, e mio Padre aveva le mani screpolate dal cemento, e mio fratello cominciava a farsi cavalcare dalla scimmia.

Avevo un rapporto diretto con il dolore, giร  partecipe del dolore, giร  amante del dolore e della pena. Mi bastava la mia di pena, ancora non assorbivo lโ€™altrui pena, come ora. Un cazzo di sano egoismo ci farebbe vivere meglio, ma non sono preparato a questo, forse un dna deformato mi costringe a piangere lacrime non mie. Le notti erano fredde, potevo, si, tornare a quella casa, camera e cucina dove otto anime vagavano tra scarafaggi e topi, in via Matteotti, un bagno di un metro quadrato, solo per cagare, per lavarci si usava una tinozza scaldata sulla stufa. A sera per dormire si spostavano mobile e si preparavano letti dai mobili\letto.

Volevo studiare, tutti lo volevano, i miei professori alle medie, le uniche scuole che ho fatto, la professoressa Piermartini, amava giร  la mia poesia velenosa e maledetta, che fuoriusciva come vomito, incapace di arginare la piena, come ora del resto. A che cazzo รจ servita tutta quellโ€™energia poetica? Cosa ho costruito se non la mia sindrome di Asperger.

Poi cominciammo a vendere fiori di metallo in strada, raccontavamo balle estreme, pur di raggranellare qualche soldo, mi fingevo membro di una compagnia teatrale, e di sovente dovevo inventare di sana pianta una trama credibile, per convincere qualcuno a darmi somme decenti per un fiore di metallo. Alcuni compagni fingevano di raccogliere soldi per malati, vecchi, bambini, ogni balla era buona se raggiungeva il risultato.

Del resto dopo lโ€™undici marzo del 77, tutto era precipitato, a Bologna, in via Mascarella uccisero Francesco, non lo conoscevo bene, ma divenne il simbolo di una rivolta. Fui costretto ad andarmene a Milano appunto. Pareva che tutto avesse perso senso.  Bevevo come una bestia, e non vino decente, ma alcool qualunque, pur di stordirmi, Mario mi accudiva come un fratello, mi manca tanto, forse lโ€™amico piรน intimo che io abbia mai avuto.

Trovammo un alloggio in casa di un vecchio pedofilo, Zinghetti, ero molto carino allโ€™epoca, lui ci diede una camera gratis, nelle altre ospitava dei Baresi, io promettevo amore che mai avrei dato, che del resto nemmeno possedevo, lui era un vecchio porco da giardinetti, arrestato e rilasciato, quando lo conoscemmo noi era un povero infelice di 80 anni, innocuo e prossimo alla decomposizione cerebrale. Noi ne approfittavamo. Ma a me faceva pena, pensavo che la sua punizione era lui stesso.

Ogni tanto tornavo a Bologna, per rivedere mia madre, in quei tempi detestavo mio Padre, il musicista, il ballerino, dalle mani pesanti, quando beveva non si poteva fermare e mia Madre crollava come una margherita sullโ€™asfalto di chiazze nere di petrolio. La mia vita รจ stata cosรฌ, momenti di dolore sostituiti dalla pena. A volte quando penso a quel bambino dallo sguardo triste, provo tristezza, lo amo, e sono io quel bambino dal cuore eternamente infartuato, che fatica ad abbandonarsi al respiro della terra.

Credo che sia il nostro retaggio a farci essere quello che siamo, ogni attimo vissuto segna indelebile il nostro presente, come inchiostro indelebile, non cโ€™รจ cura alla vita che ci ha morso e dato calci nel culo nudo. Spegnere la mente diventa lโ€™unica via, la meditazione non serve a nulla senza lo svuotamento della mente.

Oggi abito qui in questo pianeta a termine, aggredito e divorato dalla locusta umana. Vivo in questa tribรน urlante di osceni portatori di miseria, di rimestatori di escrementi che poi sono la scorza dellโ€™anima di questi esseri velenosi capaci solo di odiare, senza cultura, che tentano di azzerare non il retaggio, ma la memoria storica, in una sorta di revisionismo osceno. Vivo sommerso dalla loro vomitante esistenza che subdola come una cellula cancerogena aggredisce altre cellule propagando odio e disperazione! Esiste solo una cura al cancro in divenire, liberarsi delle cellule velenose. Aggregazione, occorre, dire no quando annuire รจ la vigliacca assuefazione al sistema avvilente di una politica velenosa.

Sono davanti a questo schermo, mi serve per rammentare chi sono, da dove vengo, per trovare una speranza di oltre, quel luogo chiamato Oltreโ€ฆEsiste?

Poi arrivรฒ Rosalia, ero a Padova, volevo donarle un fiore di metallo, ma non profumava come il suo sorriso avrebbe meritato, era luminosa come una chiazza di luce in una notte di tempestaโ€ฆ.Ma questa รจ la prossima puntata di una vita inutileโ€ฆ..

Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •   
  •   
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento