Evoluzione?

A volte capire chi siamo fa bene, anche da dove veniamo, ci rende consapevoli del perché siamo quello che siamo. Mi pare così facile pensare all’utopica idea di un mondo illuminato, mi viene spontaneo, provare pena per chiunque soffre. Ripenso a mia madre, quando mi diceva: “ Se solo per un istante ogni essere sorridesse, la gioia si propagherebbe come un virus inarrestabile. E dove c’è gioia, non può esserci male.” So che la libertà è talmente importante da essere per me una ragione di vita. Libertà dal retaggio, dalla mente analitica, da me stesso. Ma so anche che la libertà non serve senza cultura e conoscenza, la libertà non serve senza un profondo senso etico.

Cerco, da sempre, ho questa innata propensione al mistero, sono denso di metafisica. Provo con tutte le mie forze ad allinearmi con il reale, non sempre ci riesco, quindi ricreo forme di reale in dissolvenza. Immagini fotografiche ingiallite come fragili ricordi, che compongono l’essenza di un anima viva.

Credo che la poesia sia senza tempo, così come la filosofia, se cerchi di legarla al presente, essa se ne distacca inesorabilmente. Solo quando il pensiero travalica spazio e tempo esso diventa reale e presente.

La pena odierna, non differisce in nulla dalla pena del passato. La ricerca di appartenenza è la medesima, il pensiero non si è sviluppato così tanto da essere nuovo. L’unico reale sviluppo della società è tecnologico. La vera dittatura è tecnocratica, quindi consumistica.

La nostra solitudine si è accentuata e manifestata nella virtuale appartenenza ad una sovraesposizione sociale relegata in una tastiera avvinghiante. Priva dell’oratoria necessaria alla comprensione e partecipazione reale.

La notte a volte pare così cupa e densa, da farci dimenticare che è un illusione, che dall’altra parte del globo il sole scalda e si mostra, semplicemente la terra danza in cerchio e su se stessa.

Siamo tanti, forse troppi, addensati alla ricerca di un centro, devastando i margini del globo, deserti e ghiacciai. Il ghiaccio scioglie, raffreddando  la corrente del golfo. Il deserto avanza inesorabile, alcune specie stanno morendo avvelenate dall’incedere umano. Che siamo un virus appare lapalissiano, anche agli stupidi. Sarebbe utile credere nella reincarnazione, così si salverebbe il senso della lungimiranza. Sarebbe spaventante l’idea di rinascere in un pianeta da noi devastato.

La scienza odierna, non ha scoperto nulla, già gli antichi creavano teorie solo con il pensiero, oggi la scienza ha solo imparato a mostrare l’equazione matematica. Prima della sperimentazione che ha palesato l’esistenza degli atomi, a formulare l’esistenza degli atomi fu il filosofo greco Democrito vissuto dal 460 a.C. al 370 a.C. Egli scoprì l’esistenza di unità elementari indivisibili fatte di materia che chiamò “atomi”. Infatti, in greco atomi significa indivisibile.

La sua “scoperta” rimase prettamente filosofica e non venne mai dimostrata scientificamente. Democrito è riconosciuto, comunque, come un co-fondatore dell’atomismo.

John Dalton  1400 anni dopo  diede la prima definizione di atomo nel 1803 in Inghilterra e scrisse che: ogni elemento è caratterizzato da un tipo particolare di particella fondamentale chiamata atomo, che ne determina le proprietà’ grazie al chimico Dalton, quindi che fu dimostrata l’esistenza dell’atomo, definito come la più piccola materia che ne conserva inalterate le proprietà chimico-fisiche.

Quando mi parlano di evoluzione, progresso, sorrido amaro, evoluzione? Ci siamo evoluti da cosa? In cosa? Siamo l’unica specie incapace di vivere nell’ambiente circostante, lo devastiamo in un delirio consumistico, tutto è merce, pure noi umani non siamo altro che prodotti di consumo, consumabili, intercambiabili.

Se per costruire una strada che ci consenta di andare più veloci, devo abbattere un albero, preferisco la lentezza! Se per nutrirmi devo uccidere un essere vivente, preferisco morire di fame. Giordano Bruno asseriva che l’antropocentrismo non ci avvicina al divino, ma ce ne allontana.  Un delfino è stato provato che ha un utilizzo del cervello superiore al nostro. Non costruisce, ma questa è prerogativa dell’homo sapiens. Nuove scoperte hanno stabilito che l’uomo di Neanderthal costruiva strumenti musicali, e viveva in comunità matriarcali, a differenza dell’homo sapiens, pensava, sognava ma poco adatto alla costruzione tecnica. Vegetariano, viveva del proprio lavoro. Adorava la terra, e non divinità lontane come il sole, il cielo. Questo gli consentiva di avere un rapporto diretto con la propria divinità semplicemente camminando a piedi nudi sull’erba, o abbracciando un albero, il divino era dovunque, e non necessitava di intermediari per trovarlo, essendo egli stesso parte del divino. Ma poi è stato sterminato dall’Homo sapiens, nostro antenato, con armi e violenza. Ed è questo il nostro retaggio, la conquista!

La sete di conquista, la osservo ovunque in chiunque, i social sono lo specchio di quello che siamo diventati, marionette consumabili consumanti e consumate, che fingono di appartenere a qualcosa, ma tutto è svanito nell’oblio con la scomparsa della generazione del pensiero.

La cattiveria dei singoli diventa la crudeltà della massa. Ho paura, mi sveglio di notte urlando, come in incubo senza fine, io vivo qui! In una cloaca di cattiveria e insensibilità, l’empatia è la rinnegata dea, la cultura viene dileggiata, la società del consumo veloce, ci fagocita tutti, mentre si sciolgono i ghiacciai, e l’orso polare rantola, l’elefante svanisce, la terra si cementifica, ed il mare diventa plastica. Ed io, ho la prostata infiammata e l’artrite….

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